Le stimmate (parte 1)
Le stimmate, segno inconfondibile del dolore di Cristo..
Piemontese Amina
Nel 1912, l’animo del povero frate fu misticamente segnato da Dio con le stimmate invisibili. Ecco cosa scrisse a Padre Agostino il 3 dicembre 1912:
“Mio carissimo padre, vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesù amorosamente vi ha aperto in questo mio cuore. Esso finalmente ha trovato un amante che si è talmente invaghito di lui, che non sa più inasprirlo.
Questo amore voi lo conoscete. E’ un amante che non si adira mai con chi l’offende. Infinito è il numero delle misericordie di lui che il mio cuore porta con sé.
Ed allorché gli domando che cosa ho fatto per meritare tante consolazioni, lui sorride e mi va ripetendo che a tanto intercessore nulla si nega. Mi chiede in ricompensa solo amore; ma non lo debbo forse a lui questo per gratitudine?” (Epistolario I – pag. 316).
La mattina del 20 settembre 1918, Padre Pio ricevette le stimmate, visibili e sanguinanti, dono che il Signore concede a poche anime, destinate ad emulare l’immagine di Cristo e ad essere partecipi al dolore del suo Figlio.
Quelle cinque piaghe, grondanti sangue, segnarono Padre Pio per 50 anni, per poi sparire, come Gesù stesso gli confidò: “le porterai per 50 anni e poi verrai a me”.
Il prodigio delle stimmate fu preannunciato al frate qualche mese prima, la sera del 5 agosto 1918 a Pietrelcina. In una lettera al suo padre spirituale, Padre Benedetto da San Marco in Lamis, Padre Pio riferisce del momento della trasverberazione mistica:
“Me ne stavo confessando i nostri ragazzi la sera del 5, quando, tutto ad un tratto, fui riempito di un estremo terrore alla vista di un Personaggio Celeste che mi si presentò dinanzi all’occhio dell’intelligenza.
Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lancia di ferro con una punta bene affilata, e sembrava che da essa punta uscisse fuoco. Vedere tutto questo e osservare detto Personaggio scagliare con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima mia, fu tutto una cosa sola!
A stento emisi un lamento, mi sentivo morire! Dissi al ragazzo che si ritirasse perché mi sentivo male e non sentivo la forza di continuare. Questo martirio durò senza interruzione fino al mattino del giorno 7. Cosa io soffrii in questo periodo sì luttuoso io non so dirlo! Persino le viscere vedevo che venivano strappate e stiracchiate dietro quell’arnese, e tutto era messo a ferro e fuoco!
Da quel giorno in qua io sono stato ferito a morte. Sento nel più intimo dell’anima mia una ferita che è sempre aperta e mi fa spasimare assiduamente. Non è questa una nuova punizione inflittami dalla Giustizia Divina? Giudicatelo voi quanta verità sia contenuta in questo e se io non ho tutte le ragioni di temere, di essere un’estrema angoscia.”
(Epistolario I – pagg. 1065-1066).
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